Meeting Fever

Agenda che esplode. Riunioni a cascata.
Quasi nessuno ha più tempo per… lavorare.
Oggi molte aziende dichiarano guerra ai meeting.
Tagli, riduzioni, policy, slot contingentati.
Un approccio più che comprensibile, ma raramente risolutivo.

Perché nel 99% dei casi i meeting non sono la vera malattia.
Sono il sintomo.
Un po’ come la febbre: puoi abbassarla con una Tachipirina, ma se sotto c’è un’infezione il rischio è la setticemia.

La radice del problema può essere molteplice, ma c’è un ambito particolarmente subdolo: quello delle asimmetrie informative. Che rischiano di diventare pericolosamente tossiche quando si amplificano — perché non c’è abbastanza presidio, né pianificazione, né una gestione che le governi invece di subirle.
Qualche esempio

A) Ansia da mancanza di informazioni sull’avanzamento
Non so dove siamo → mi preoccupo → facciamo un meeting per aggiornarci.
Il paradosso: l’avanzamento si blocca per raccontare l’avanzamento.

B) La confusione tra “gestire” e “passare informazioni”
Passo le informazioni → tutti saranno allineati e sapranno cosa fare (spoiler: no).
È la tendenza per cui “se l’ho detto in riunione, allora ho fatto il mio lavoro”.
Il meeting diventa un modo per scaricarsi la coscienza in modalità “broadcast”

C) Mancanza di presidio sul flusso informativo
L’informazione esiste, ma non è aggiornata, reperibile o centralizzata → si deve chiedere a qualcuno → si convoca una riunione.
Risultato: si brucia tempo di tutti per ottenere ciò che dovrebbe fluire da solo.

D) Nessuno si preoccupa di definire chi deve sapere cosa e quando.
Per paura di lasciare qualcuno fuori → si invitano tutti.
Meeting affollati, dispersivi e pieni di persone che non dovrebbero esserci.

Quando non sappiamo abbastanza (mancanza di presidio), quando lo sappiamo solo noi (mancanza di gestione) o quanto pensiamo che tutti debbano sapere tutto (mancanza di pianificazione), i meeting diventano la valvola di compensazione che poi rischia di farci esplodere.